Un gruppo di lavoro per la interoperabilità

di Roberto Spagnuolo

In seno all'AIST, Associazione Italiana Software Tecnico, si è formato il gruppo DIM, Data Interoperability Model, che sotto il nome volutamente in linea con i gusti attuali per gli acronimi e con assonanza con il BIM, raccoglie quasi tutti i soci dell'AIST, impegnati in un progetto ambizioso e avveniristico. Vediamo di che si tratta.

L'informatica è entrata nella prassi della ingegneria passando dalla porta della Meccanica Computazionale e in pratica lì si è fermata lasciando la informatizzazione delle fasi del progetto a soluzioni potremmo dire “artigianali”, e soprattutto sono artigianali a fronte degli enormi progressi della meccanica computazionale. Uno dei motivi di questo approccio è da ricercarsi nella necessità di ogni software house impegnata nel settore di dare una offerta più ampia possibile per l'automazione dello studio professionale. Ciò rappresenta un costo notevole di sviluppo e ostacola la specializzazione delle software house che devono essere di fatto “generaliste”. Ormai in tutti i settori vi è una specializzazione che si basa sulla standardizzazione. Le lampadine elettriche le fabbrica un produttore mentre i lampadari li fabbrica un altro, ma le lampadine si montano su quel lampadario perché con gli anni si è giunti a standardizzare l'attacco elettrico. E vi è di più: chi compra il lampadario può usare lampadine con caratteristiche diverse e di fornitori diversi ottenendo con ciò una grande libertà.

Nel campo della progettazione strutturale assistita da elaboratore, non vi sono standard, non vi è un formato dati condiviso per cui se si esegue un'analisi strutturale con un programma non si può poi eseguire il progetto delle membrature con un altro e dopo tale progetto non si può fare un computo metrico con un altro programma ancora. Questo fatto genera limiti ormai inaccettabili sia per produttori che per i professionisti.

Si è affermato ormai un modello dati in campo più che altro architettonico ed è lo IFC (Industry Foundation Classes) che si muove nel concetto del BIM (Building Information Modeling). Alcune amministrazioni pubbliche addirittura lo vedono come uno standard di presentazione dei progetti. Questo formato dati è molto ben strutturato e ampiamente dettagliato nel settore architettonico ed impiantistico, è invece molto schematico per quanto riguarda il modello “analitico” e dei risultati dell'analisi strutturale e delle verifiche delle membrature.

Attualmente le varie amministrazioni pubbliche regionali stanno proponendo modelli di dati per la documentazione del progetto strutturale. Oltre al fatto che sarebbe auspicabile uno standard nazionale, l'impressione è che il progetto di questi formati dati sia molto “naive”.

Un formato standard ed esaustivo dei dati del progetto strutturale consente di poter effettuare delle interrogazioni mirate e quindi di post-elaborare i dati a qualsiasi fine: di controllo o di redazione di documenti specifici come i dati tecnici della “relazione di calcolo”. Inoltre delle software house potrebbero specializzarsi per funzioni di post-elaborazione molto specifiche e sofisticate senza dover supportare lo sviluppo di tutto l'iter progettuale.

L'AIST si propone di arricchire il modello IFC ampliandolo, senza ovviamente modificare l'esistente che è ottimo, per avere una completa descrizione del modello strutturale.

A questo fine si è formato un gruppo di lavoro coordinato da Roberto Spagnuolo della Softing che allo stato attuale vede la partecipazione di Softing, S.T.A. DATA, Namirial, Stacec, Dolmen, Soft.Lab, Eiseko. L'iniziativa è aperta a tutte le software house interessate. E' previsto un primo incontro di lavoro per la seconda metà di questo mese. I risultati del lavoro del gruppo saranno proposti alla organizzazione buildingSmart che cura lo standard IFC e sarà proposto alle pubbliche amministrazioni come valido strumento di documentazione pubblica del progetto strutturale.

 




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